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2017.003
me19lug2017

CHI VE LO FA FARE
avrete un riferimento con un percorso virtuoso da seguire e una trappola da evitare

di Gian Franco Dettori

Dopo essermi presentato a grandi linee nel pezzo n. 1 e dopo aver parlato delle mie motivazioni nel pezzo n. 2, come annunciato, adesso passerò alle motivazioni dei lettori, cioè vorrei farvi capire che tipo di blog sarà e per farlo farò una panoramica molto superficiale del logo dello stesso blog, il riferimento di Pan – partirò citando tre fattori che secondo me sono fondamentali non solo per motivare chi legge ma anche per giudicare la bravura di chi scrive, nel senso che se il lettore deve essere curioso prima di leggere un testo di qualsiasi tipo, attento durante la lettura e gratificato dopo, la bravura di uno scrittore consiste in gran parte nel suscitare curiosità, nel fare in modo che ci sia attenzione nella lettura e nel lasciare una certa gratificazione dopo – siccome non tutti hanno le stesse esigenze di lettura, qui dirò subito qual è il riferimento intorno a cui gireranno gran parte dei pezzi del blog, il riferimento di Pan, un riferimento in cui si riconoscono cinque posizioni di cui chiarirò a grandi linee i significati – da queste posizioni emerge un percorso corretto che contempla anche una trappola da evitare

 

Se il curatore di un blog può avere molte motivazioni che lo spingono a scrivere e a pubblicare rivolgendosi a un pubblico più o meno vasto e con le esigenze più varie, un lettore è motivato ad aspettare le pubblicazioni di un autore che conosce o che gli è stato raccomandato in virtù della curiosità a leggerle e a farlo con attenzione, mentre dopo averle lette deve ottenere una gratificazione che lo faccia sentire più completo di prima. A rendere i lettori curiosi, attenti e gratificati deve essere chi cura il blog e qui vorrei subito chiarire che tipo di blog sarà il mio e a quali lettori è rivolto prioritariamente.
Premetto subito che sarà un blog serio, non serioso ma serio, nel senso che l’obiettivo prioritario è quello di trasmettere un modo di ragionare particolare che può essere applicato a tutte le conoscenze e a tutte le discipline, ma anche nella vita quotidiana, senza eccezioni. Per raggiungere questo risultato è necessario un riferimento, un unico riferimento che ho chiamato riferimento di Pan, che comprende in sé cinque posizioni, di cui 4, dalla n. 1 alla n. 4, segnano un percorso virtuoso che dovrebbe essere osservato, e la posizione n. 5 rappresenta invece una trappola da evitare che ostacola o impedisce le conclusioni migliori.


1 – Curiosità => Attesa o scoperta di una esperienza conoscitiva o pratica desiderata con la convinzione che questa esperienza farà bene – nella lettura la curiosità è la motivazioni che la precede e che la rende più interessante.
2 – Attenzione => Funzione cognitiva che motiva la ricezione mirata di alcune percezioni con l’esclusione di altre distraenti – nella lettura l’attenzione favorisce l’assimilazione dei contenuti e a volte anche la ricerca dei ragionamenti utilizzati.
3 – Gratificazione => Appagamento e soddisfazione mentale durante e dopo una certa attività fisica o mentale – nella lettura si è gratificati se i contenuti raccolti soddisfano le proprie esigenze conoscitive e se i ragionamenti sono condivisi o se sono considerati utili per ampliare utilmente le proprie vedute.


A motivare la lettura libera e volontaria di un libro, di un giornale, di una rivista o di una pagina su Internet concorrono la curiosità, che precede e accompagna la lettura, l’attenzione, che facilità la memorizzazione dei contenuti e che permette di cogliere la validità dei ragionamenti dell’autore, e la gratificazione, che nasce dal maggior senso di completezza che rimane dopo aver finito di leggere.


Alle cinque posizioni del riferimento di Pan corrispondono altrettante realtà: (1) realtà superficiale (2) realtà essenziale (3) realtà semplice (4) realtà complessa (5) realtà complicata. Per dare una prima idea del discorso complessivo e motivare i più interessati ad aspettare con curiosità i prossimi pezzi e a leggerli con attenzione, anticipo che due delle cinque posizioni del riferimento di Pan, la n. 1 (realtà superficiale) e la n. 2 (realtà essenziale), riguardano i contenuti che danno quantità alla conoscenza, altre due posizioni, la n. 3 (realtà semplice) e la n. 5 (realtà complicata), riguardano i ragionamenti, responsabili della qualità della conoscenza, e un’altra posizione, la posizione n. 4 (realtà complessa), rappresenta le conclusioni finali che tengono conto delle implicazioni pratiche che scaturiscono dai contenuti della conoscenza interpretati e adattati dai ragionamenti. Per andare più nel dettaglio: i contenuti della posizione n. 1 (realtà superficiale) sono incerti e incompleti; i contenuti della posizione n. 2 (realtà essenziale) sono veri e completi; i ragionamenti della posizione n. 3 (realtà semplice) sono logici e aperti; i ragionamenti della posizione n. 5 (realtà complicata), la trappola cognitiva da evitare, sono illogici e ottusi; le conclusioni della posizione n. 4 (realtà complessa) sono consapevoli e funzionali.
Dal riferimento di Pan emerge anche un percorso virtuoso, il percorso di Pan, che parte dalla posizione n. 1, procede verso la posizione n. 2 e, passando dalla posizione n. 3 ed evitando la posizione n. 5, giunge alla posizione n. 4. Questo significa che da una posizione di ignoranza conoscitiva (posizione n. 1, realtà superficiale) Pan deve prima di tutto informarsi e giungere all’unica conoscenza oggettiva (posizione n. 2, realtà essenziale), una conoscenza che, purché vera e completa, può essere sottoposta a dei ragionamenti logici e aperti che gli permettano di maturare una conoscenza soggettiva valida (posizione n. 3, realtà semplice), cioè una opinione razionalmente motivata, il tutto impedendo alla ignoranza cognitiva (posizione n. 5, realtà complicata) di interferire con i propri ragionamenti tramite l’illogicità e ottusità. Le proprie conclusioni teoriche poi devono poter essere messe a confronto con le implicazioni pratiche, cioè la conoscenza deve essere una conoscenza utile (posizione n. 4, realtà complessa), a volte anche a costo di sacrificare l’oggettività da cui la conoscenza è partita e la soggettività personale, il che richiede che queste conclusioni siano consapevoli e funzionali, cioè sia le proprie riflessioni che le proprie scelte, verbali e non verbali, non devono essere obbligatoriamente e rigidamente oggettive e coerenti con le proprie opinioni ma devono essere adattate alla realtà.


4 – Ignoranza conoscitiva – ignoranza => Assenza di una certa conoscenza nella propria cultura – il tipo di cultura che manca è chiamata anche cultura orizzontale o sapere – nel riferimento di Pan occupa la posizione n. 1 ed è caratterizzata da incertezza e da incompletezza.
5 – Conoscenza oggettiva – oggettività =
> Presenza di dati certi e completi circa un argomento o una disciplina – è una conoscenza assoluta che nel riferimento di Pan occupa la posizione n. 2 ed è caratterizzata da verità e completezza.
6 – Conoscenza soggettiva – soggettività =
> Interpretazione personale che parte dai dati oggettivi veri e completi cui sono applicati dei ragionamenti validi – un modo di chiamare la conoscenza oggettiva è opinione – è una conoscenza relativa che nel riferimento di Pan occupa la posizione n. 3 ed è caratterizzata da logica e apertura.
7 – Ignoranza cognitiva – ignoranza => Assenza di un certo modo di ragionare e sua sostituzione con modi propri che conducono a conclusioni spesso scorrette – il tipo di cultura che manca è chiamata anche cultura verticale o consapevolezza – nel riferimento di Pan occupa la posizione n. 5 ed è caratterizzata da illogicità e ottusità.
8 – Conoscenza utile – utilità => Adattamento della conoscenza alle esigenze relazionali di un certo contesto o di un certo momento, il che può sacrificare parzialmente ma funzionalmente la verità oggettiva e la verità soggettiva senza tuttavia rappresentare una menzogna – è una conoscenza adattata che nel riferimento di Pan occupa la posizione n. 4 ed è caratterizzata da consapevolezza è funzionalità.


Il punto di partenza del percorso conoscitivo è una ignoranza conoscitiva che include non solo l’assenza di contenuti ma anche dei contenuti incerti o incompleti, una ignoranza che deve essere superata attraverso uno studio che abbia come risultato una conoscenza oggettiva vera e completa – è solo partendo dalla verità e dalla completezza che è possibile ragionare in maniera logica e aperta per creare una conoscenza soggettiva valida, cioè una opinione matura – la conoscenza soggettiva può essere ostacolata da varie interferenze, caratterizzate da illogicità e ottusità, che nel loro insieme costituiscono l'ignoranza cognitiva – il passo successivo richiede il confronto delle proprie conclusioni teoriche con le implicazioni pratiche, per cui la conoscenza oggettiva e la conoscenza soggettiva vengono adattate determinando una conoscenza utile, caratterizzata da consapevolezza e funzionalità.


Da quello che ho scritto dovrebbe essere chiaro che i lettori che sarebbero più motivati a leggere i miei pezzi sono quelli che vorrebbero un riferimento per orientarsi nel flusso di informazioni che ha sempre caratterizzato il mondo della conoscenza, ma che oggi, grazie all’aumento impressionante di voci che trovano nella rete il loro veicolo più facile, è ancora più folto e confuso, con persone famose ma ignoranti che pretendono di avere ragione pur non potendoselo permettere, da una parte, e altre persone colte ma senza la stessa visibilità che invece sono trascurate, dall'altra parte, il tutto a scapito di un pubblico ignorante e ingenuo che non sa come distinguere la verità per cui non può farsi una propria opinione matura. Questo riferimento vorrei che fosse quello che ho illustrato qui: il riferimento di Pan.

 L’obiettivo di questo pezzo è quello di caratterizzare meglio di come hanno fatto i due precedenti l’impronta che intendo dare al blog e ai pezzi che pubblicherò – io mi rendo conto che l’ambizione che ho descritto è molto alta e cercherò di onorarla tenendo i piedi per terra e cercando di attenermi al massimo rigore ma anche alla massima umiltà, intesa come consapevolezza di propri limiti, proprio come ho spiegato nel pezzo n. 1 – dalla lettura di questo pezzo si potrebbe intravedere una certa supponenza da parte mia, come se mi credessi di essere chissà chi, il che potrebbe spingere qualcuno a chiedersi come mi permetto io, un giovane con meno di 40 anni, a fare delle proposte di questo tipo – nel prossimo pezzo, intitolato appunto “Come mi permetto”, mi occuperò proprio di questo

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