R21 - IGNORANZA E MALAFEDE
>quando l’ignoranza non è una colpa e quando può creare molti guai<
Il termine “ignoranza” è utilizzato in due accezioni diverse, una conoscitiva e una cognitiva:
- 1 - l’ignoranza conoscitiva è una ignoranza lieve, propria di chi non conosce un argomento, lo ammette e non si pronuncia in merito
- 2 - l’ignoranza cognitiva è invece una ignoranza grave, propria di chi pur non conoscendo l’argomento in questione ne parla come se lo conoscesse, oppure lo conosce ma partendo dalla verità fa ragionamenti illogici che conducono a conclusioni sbagliate
- così dare dell’ignorante a una persona può avere un significato neutro, quando riferito alla sua mancata conoscenza, o un significato offensivo, quando invece è riferito a un modo di ragionare secondo cui sarebbe legittimo sbilanciarsi parlando a sproposito e trarre delle conclusioni illogiche - per rendere meglio l’idea, se il contrario dell’ignoranza conoscitiva è la conoscenza, quella che io chiamo cultura orizzontale, il contrario della ignoranza cognitiva è la consapevolezza, quella che chiamo cultura verticale.
UMILE INNOCENZA O MALAFEDE - di fronte a questa distinzione è facile assolvere chi è ignorante conoscitivamente, lo ammette con umiltà e tace, e condannare chi invece pur non conoscendo parla come se sapesse o chi sa e ragiona sui dati certi facendo degli errori logici che non sempre sono riconosciuti come tali, in ogni caso spinto dalle ragioni più varie, per esempio dall’esibizionismo o da un tornaconto personale di qualsiasi tipo o dalla accettazione di fonti incerte che sono considerate erroneamente come affidabili, con delle conseguenze che possono essere lievi ma possono essere anche gravi in maniera imprevedibile, il che trasforma questo tipo di ignoranza in una grave malafede da condannare senza appello.
LA CONDANNA DELLA MALAFEDE - di fronte a una persona che dovesse essere riconosciuta come ignorante nella seconda accezione, quella più grave che può condurre a delle conseguenze anche molto gravi, non si dovrebbe restare indifferenti ma anzi per il bene di tutti occorre richiamarla e se possibile correggerla, soprattutto se abusa della sua visibilità o del suo prestigio.
>Chi parla senza poterselo permettere è in grave malafede, può fare gravi danni e va condannato<
Gian Franco Dettori - ma03apr2018
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