Per introdurre il concetto di ridondanza in generale, gli autori citano l’omeostato di Ashby, un congegno costituito da quattro diversi sottosistemi identici, interconnessi e interdipendenti tra di loro, di modo tale che ognuno influenzi gli altri e il raggiungimento della stabilità è dato dal contributo di tutti i sottosistemi, attraverso una ricerca casuale delle combinazioni che cessa quando l’omeostato trova una configurazione interna adatta. Questo esempio ha una attinenza con il comportamento di molti organismi viventi in uno stato di tensione perché anche loro si devono adattare a un ambiente in continuo mutamento, ma a differenza dell’omeostato gli organismi immagazzinano gli adattamenti funzionali precedenti per poterli usare in futuro, di modo tale che questi processi mostrino una certa ridondanza o vincolo, cioè gli organismi in generale, e gli uomini in particolare, con il tempo maturano dei modelli.
Riprendendo le tre discipline che studiano la comunicazione umana, sintassi, semantica e pragmatica, fino alla pubblicazione del libro PCU, erano note le regole della ridondanza per la sintassi e per la semantica. Ognuno di noi ascoltando una frase sintatticamente o semanticamente scorretta, ovvero una frase che esuli da certe convenzioni linguistiche condivise, in base ai propri modelli di ridondanza, si rende facilmente conto, anche senza averne nessuna consapevolezza, della legittimità o meno delle frasi in questione, e non è necessario conoscere approfonditamente le regole della grammatica di una lingua per rendersi conto che certi modelli non sono rispettati. Se questo è vero per la propria lingua madre, le cui regole di ridondanza possono non essere consapevoli, altrettanto non si può dire delle lingue che si imparano successivamente, per le quali solitamente si richiede prima una conoscenza della grammatica, e poi la padronanza della lingua.
La stessa attenzione non è stata rivolta allo studio della ridondanza pragmatica, e a tal proposito gli autori segnalano che gli studi fatti prima di loro consideravano gli effetti della persona A sulla persona B senza considerare che anche B aveva una influenza su A, e che sia A che B erano influenzati dal contesto che loro stessi influenzavano. Come per la ridondanza sintattica e la ridondanza semantica, anche per la ridondanza pragmatica tutti abbiamo dei modelli che ci permettono di valutare, di influenzare e di prevedere il comportamento altrui, e le incoerenze rispetto a questi modelli, cioè gli errori di comunicazione della pragmatica, ci colpiscono più di quanto facciano gli errori sintattici o semantici. Tuttavia, mentre le regole della sintassi e della semantica sono ben chiare, le regole della pragmatica della comunicazione umana, cioè della comunicazione sana ed efficace, non sono altrettanto chiare. Affinché ci sia questa chiarezza è necessario che gli uomini comunichino sulla comunicazione.
La ricerca di modelli caratterizza ogni ricerca scientifica, che in base a questo modelli riconosce ciò che ha un senso da ciò che non ne ha, e questo vale anche per l’interazione umana. Per questo motivo avere a disposizione delle regole di pragmatica della comunicazione umana può essere utile per prendere atto dei motivi per i quali alcune interazioni sono considerate sane e altre invece patologiche, prima però è necessario riconoscere certe regole condivise della comunicazione umana, che gli autori chiamano assiomi della comunicazione.
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