Alla fine del primo capitolo il libro Pragmatica della comunicazione umana gli autori propongono sei nuovi schemi concettuali, cui sono dedicati altrettanti paragrafi, precisando che il fatto che siano scaturiti dal contesto della psicopatologia non ne limita la validità. Questi concetti riguardano: (1) la scatola nera, (2) la consapevolezza o meno dei comportamenti, (3) presente e passato, (4) causa ed effetto, (5) la circolarità della comunicazione e (6) La relatività delle nozioni di normalità e anormalità.
 
  • 1) Il concetto di scatola nera

    Questo concetto è associato alla mente, considerata come un hardware la cui complessità interna ne impedisce una conoscenza certa, per cui si è scelto di limitare lo studio ai rapporti di ingresso e uscita della mente, cioè alla comunicazione, per i quali non è indispensabile conoscere la struttura interna di quella scatola nera rappresentata dalla mente umana. Il vantaggio di questo approccio è che non occorrono ipotesi intrapsichiche non verificabili per spiegare i sintomi, che sono invece considerati frutto di comunicazioni disturbate.
  • 2) Consapevolezza e non consapevolezza

    È implicito nel concetto di scatola nera e nella attenzione rivolta alla comunicazione, e non a ciò che ci potrebbe essere dietro, che sapere se una uscita dalla scatola nera sia consapevole o meno non ha l’importanza in quanto la consapevolezza di qualsiasi comportamento può essere accertata solo dalla persona che lo ha, gli altri possono fidarsi ma non avere la stessa sicurezza, per cui lo studio della comunicazione umana fa a meno di questa conoscenza.
  • 3) Presente e passato

    Il comportamento è chiaramente determinato dalle esperienze del passato e dalle percezioni del presente, ma mentre le cause del passato sono inattendibili e le memorie riferite da una persona sono soggettive e inevitabilmente condizionate dalla relazione tra la persona che parla e quella che la ascolta, l’osservazione diretta della comunicazione tra la persona e le persone che contano di più nella sua vita permette di identificare i modelli di comunicazione utili sia per porre delle diagnosi, sia per progettare strategie terapeutiche appropriate. Così il metodo proposto tende a trascurare la ricerca di significati simbolici, cause nel passato o motivazioni rivolgendo l’attenzione al qui-e-ora.
  • 4) Causa ed effetto

    Coerentemente con quanto è stato scritto finora, mentre le cause del comportamento sono solo ipotizzabili, l’effetto del comportamento è facilmente riconoscibile, e come tale può essere utilizzato quale criterio dell’interazione tra persone legate da rapporti di parentela. Per questo i sintomi sono considerati non tanto per le cause sottostanti ma per gli effetti sull’ambiente ottenuti dal malato, e alla domanda “Perché?” è preferita la domanda “A quale scopo?”.
  • 5) La circolarità dei modelli di comunicazione

    Un altro caposaldo dall’approccio dei ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto è la sostituzione di un tipo di causalità detta lineare, per la quale ogni causa determina un effetto cronologicamente successivo, con un tipo di causalità detta circolare, per la quale l’effetto finale di una catena causale retroagisce sulla causa iniziale e sugli elementi intermedi, e partecipa attivamente nella dinamica che mantiene attivo tutto il sistema. Per questo le comunicazioni di una persona vanno considerate sia la conseguenza dei modi di comunicare delle persone con cui interagisce, sia una causa degli stessi modi di comunicare, e ogni messaggio è al tempo stesso una risposta all’altro, uno stimolo verso l’altro e un rinforzo per il proseguo delle modalità comunicative che stanno realizzando.
  • 6) La relatività delle nozioni di normalità e anormalità

    Siccome la comparsa dei disturbi comportamentali può variare al variare della situazione interpersonale, cioè delle persone con le quali interagisce e del contesto concomitante, per cui il comportamento sintomatico può essere per la persona l’unica alternativa possibile, secondo una prospettiva relazionale non ha senso considerare una persona malata o sana in senso assoluto.
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